Abstract
Il contributo indaga due strumenti di repressione, punizione e controllo utilizzati nel corso della prima guerra mondiale nei confronti dei soldati tirolesi di lingua italiana “disobbedienti”, o in qualche misura politicamente sospetti: quello giudiziario e quello più strettamente legato a pratiche di sorveglianza politico-militare. La prima parte è quindi dedicata ai processi penali militari, ai tribunali che li istruivano, al quadro normativo di riferimento, con uno sguardo conclusivo su alcuni casi concreti che vorrebbero cogliere, o almeno suggerire, talune caratteristiche specifiche dei reati militari commessi da soldati trentini e del loro trattamento giudiziario. La seconda si occupa delle misure extragiudiziarie messe in atto dalle autorità militari contro i soldati giudicati politicamente inaffidabili (“politisch unverlässlich”, “p.u.”), che furono sottoposti ad una severa vigilanza fin dal principio del conflitto. Nello specifico, si indagano le norme in base alle quali venivano individuati, controllati ed impiegati i soldati sospetti, la cui sorte viene illustrata anche per mezzo di esempi tratti dalle carte del comando militare di Innsbruck.