Abstract
Quando un Paese si riprende da una calamità o da conflitto, una delle prime azioni che spesso promuove è la costruzione di una nuova scuola. Questo non avviene per caso. In queste realtà un nuovo edificio scolastico non risponde solo a esigenze istituzionali e funzionali, ma incarna valori più alti: significa riconciliazione, fiducia nel futuro, desiderio di fare bene; è il primo luogo in cui la naturale propensione alla pace e al benessere trovano concreta espressione. Non solo. Il processo stesso di progettazione e l’atto della costruzione in sé includono in molti casi la partecipazione, la collaborazione, la condivisione di un’idea tra più soggetti: insegnanti, genitori, cittadini, progettisti e pubblica amministrazione. La stessa fatica fisica di costruire diviene un modo per smaltire e quindi superare gli errori passati e per allontanare tutto ciò che occlude l’ottimismo nei confronti del domani.
Come scrive l’architetto Sandy Attia (2013), il benessere della scuola è percepito, quindi, come uno dei barometri in grado di misurare l’andamento di una società: se la scuola funziona, se gli alunni imparano e crescono in armonia, allora la società è sana e può contare su una generazione di cittadini responsabili.
Le pratiche del coinvolgimento della componente pedagogica nel processo di progettazione della scuola sono abbastanza recenti. Fino a oggi le scuole sono state costruite da tecnici e progettisti in base a determinate esigenze e criteri e il compito degli insegnanti, dei dirigenti e dei bambini era fondamentalmente quello di adattarsi agli spazi che ricevevano. È vero anche che in passato le necessità erano diverse. Le scuole sono nate per avere dei momenti, dei brevi momenti, di istruzione in seguito ai quali ciascuno tornava alle proprie case.
Il tempo dell’istruzione, un po’ come il tempo da passare in chiesa, era contenuto e aveva la funzione di ricevere delle informazioni, di cercare di accoglierle ed esercitarle per poi tornare a dedicarsi anche ad altro.
Nel tempo la scuola è cambiata. È diventata un luogo per vivere, condividere, elaborare e per fare cultura insieme. L’obiettivo di quando è nata era quello di trasmettere il patrimonio culturale a un numero quanto più ampio possibile di persone. L’obiettivo attuale della scuola è quello di generare una piattaforma culturale da cui partire per contribuire allo sviluppo della società nelle sue diverse componenti e sfumature (Lorenzoni, 2014). La cultura infatti, è già presente in tutti noi e in tutti i dispositivi tecnologici a cui possiamo accedere. La scuola diventa dunque il luogo d’eccellenza per elaborare questo grande patrimonio culturale, attraverso una sua lettura, una sua interpretazione e una sua evoluzione.
Le scuole oggi si sono arricchite di nuove funzioni. Non sono solo luoghi deputati alla formazione, ma ambienti che accolgono e stimolano la costruzione di “ponti” tra generazioni e culture diverse, sono spazi e occasioni per il dialogo tra pubblica amministrazione e cittadini; ambienti di apprendimento, ma anche centri di servizio per il territorio; luoghi destinati ai bambini, ma anche punti di riferimento per quell’“arcipelago” di associazioni che operano e gravitano nelle realtà urbane; luoghi di attivazione della mente, ma anche del corpo; spazi pulsanti durante il giorno, ma che accolgono le attività di quartiere anche alla sera, nel fine settimana e durante le lunghe vacanze estive; luoghi, in sintesi, aperti, flessibili e ospitali, di sapere e di cultura, ma anche di creatività e di attività.
In questo nuovo humus culturale, dunque, anche l’edificio scolastico cambia e necessita di accurate informazioni pedagogiche, per accogliere tutto il potenziale di una società in divenire.