Abstract
Sono molto felice di presentare questa biografia essendo stato testimone dei fatti[1]. Si tratta di un libro atteso da tempo dagli appassionati del metodo Feuerstein, che in Italia ha visto il fiorire di centri di formazione autorizzata e tantissime iniziative come workshop internazionali, corsi di formazione e sperimentazioni. L’affetto degli italiani era ricambiato da Feuerstein, che nutriva un rispetto particolare per la nostra cultura; per esempio, una volta mi chiese come mai un paese di così piccole dimensioni come l’Italia avesse potuto avere una tale influenza nella cultura occidentale. Questa biografia cade peraltro in un momento molto speciale, il centesimo anniversario della nascita di Reuven, avvenuta presumibilmente (Falik, 2019) nel 1921.
Il pensiero di Feuerstein è uno dei più influenti del secolo scorso nel campo dell’apprendimento; la ricerca educativa basata sulle evidenze, per esempio, ha elaborato un modello delle fasi della lezione che ricorda tantissimo quello di Feuerstein, si vedano per esempio Calvani e Trinchero (2019). Un altro esempio dell’attualità del pensiero di Feuerstein proviene da Hattie (2016, p. 147), che consiglia di mettere da parte le etichette sugli studenti in classe e a scuola, perché questa è spesso usata per sottolineare perché i docenti non possono insegnare e perché la persona non possa imparare. Questo asserto ricalca la preoccupazione di Feuerstein (1997) sulla diagnosi precoce che diventa una profezia che si avvera da sé.