Abstract
Tra le diverse attenzioni di Cesare Scurati al mondo della educazione, un aspetto che ha contrassegnato la sua ricerca e azione tra scuola e università è stata sempre quella di evidenziare le “pedagogie della didattica”, ovvero di rintracciare il pensiero pedagogico che guidava gli approcci didattici degli insegnanti ma anche quello sotteso alle teorie della didattica su cui si concentravano gli studiosi contemporanei, cercando di descrivere le tendenze e marcature della disciplina di quegli anni in Italia dall’approccio professionale di Paolo Calidoni, a quello problematicistico di Massimo Baldacci, a quello fenomenologico di Enrico Bottero e via dicendo (Scurati, 2011).
Questo spunto ha segnato nel tempo il mio lavoro di ricerca-azione con le comunità scolastiche, molto orientato a indagare e sviluppare con gli insegnanti una idea di scuola che poggi su solide basi pedagogiche, alla quale fare corrispondere precise scelte spaziali e organizzative, in modo tale che queste si rifrangano nell’atteggiamento e nell’azione didattica. Il contributo intende rileggere il contributo pedagogico di Scurati facendo particolare riferimento alla “sua” pedagogia della scuola e intrecciandolo ai miei studi sul rapporto tra pedagogia e architettura.
Ponendo attenzione alle indicazioni dello studioso, che definiscono già con grande anticipo e visione le coordinate europee dello “sviluppo della scuola”, insisteremo sul ruolo chiave della pedagogia e della didattica per la transazione delle istituzioni educative e formative verso un futuro in cui la progettazione dello spazio architettonico non sarà più un dettaglio, ma un compito fondamentale.