Abstract
Il saggio, nella sua interezza, si occupa di due esperienze diverse, per epoca e per forma di comunicazione, ma accomunate dalla complessa dinamica che regola il rapporto tra scrittura, oralità e prassi nel rito della confessione. Oggetto di indagine della prima sezione sono due capitoli in terza rima apparsi a stampa nei primi decenni del Cinquecento, attribuibili a un autore minore del tardo Quattrocento, e in parte parodistici. La parodia, in quanto operazione che prevede più piani di riferimento su cui agire, tende a dare risalto ai tratti essenziali del fenomeno che viene parodiato ed è quindi particolarmente indicativa della percezione che un autore e un’epoca hanno di quel fenomeno. Nei due capitoli, la rappresentazione della confessione mediata dal filtro letterario e dalla parodia mette in luce gli aspetti di intermedialità originaria propria della confessione come pratica: la voce, il corpo, la traduzione in atto della teoria e della trattatistica. Il secondo caso di studio è un trattato dato alle stampe negli anni Ottanta del Seicento.