Abstract
La consapevolezza ambientale, proprio a partire dalle parole, che dovrebbero determinarla,
tende a rimanere un fenomeno episodico. Diffi cile che pensieri e comportamenti
aderiscano ad una nuova etica dei terrestri. L’umano, connotato dalla dimensione culturale,
non riconosce la sua condizione naturale e lo stato inadeguato degli ecosistemi cui
contribuisce. Quando l’educazione incontra gli adulti, consolidati in confortevoli stili di
vita, giustifi cati da bias di conferma rinsaldati dall’ideologia del consumo e prospetta
la revisione dei modelli di vita insostenibili, sperimenta l’indisponibilità alla messa in
discussione degli status quo. I pedagogisti devono assumere che la canonica sequenza
di temi che costituiscono la consuetudine della ricerca possa rappresentare un ostacolo
al dialogo. Due comfort zone, due linguaggi e sfere concettuali che tendono all’incompatibilità.
La società, che sta perdendo la dipendenza dalla scienza, sostituita dall’affollato
dibattito virtuale dell’infosfera, per evitare una perdita collettiva di consapevolezza, necessita
una riformulazione disruptive del rapporto fra sapere esperto e profano proprio a
partire dai linguaggi in uso.