Abstract
“Le tre cose buone. Grandezza, calma e solarità – queste tre cose abbracciano tutto ciò che un pensatore desidera ed anche esige da sé: le sue speranze e i suoi doveri, le sue pretese nel campo intellettuale e morale, perfino nella vita quotidiano e anche nel paesaggio della sua dimora. A esse corrispondono in primo luogo pensieri che elevano, in secondo luogo pensieri che calmano e in terzo luogo pensieri che rischiarano – ma in quarto luogo pensieri che partecipano di tutt’e tre le qualità e in cui ogni cosa terrena si trasfigura: è la sfera in cui domina la grande trinità della gioia.” Friedrich Nietzsche, Umano troppo Umano, 2, 332.
Per trasformare la scuola basta una idea. Poi ci vuole tempo e coraggio per realizzarla.
Le tre cose buone per progettare il cambiamento sono: i pensieri che elevano - sogni, buoni principi, il dover essere che ci guida verso il meglio; i pensieri che calmano - riflessioni sullo stato di fatto e sul modo per superare le criticità; i pensieri che rischiarano - le idee nuove che si mettono in gioco e che rimescolano l’esistente in modo creativo, secondo la regola del buon senso e del benessere.
La capacità di avere tutti questi pensieri e di farli convergere in un progetto comune può condurre alla gioia, che non corrisponde ad altro che a un senso di pienezza, il senso di soddisfazione che si prova quando si riesce a realizzare qualche cosa in cui si crede davvero.
Il contributo analizza un percorso di progettazione condivisa svolto presso L'ITIS Giulio Natta di Rivoli in cui I temi dell'inclusione vengono messi a sistema con quelli degli spazi architettonici e delle didattiche praticate.