Abstract
Recentemente, ha cominciato a prospettarsi una nuova modifica della Cost., che mira a costruire su nuovi principi la forma di governo voluta dall’Assemblea costituente e il rapporto fra Stato e enti territoriali, sottraendo potere alla periferia e prevedendo nuovi canali di rappresentanza politica al centro. Anche in questo caso, la riforma si rivolge in via esclusiva alle Regioni a St. ord., mentre le Regioni a St. speciale e le Prov. aut. restano escluse. In via indiretta, tuttavia, anche queste sono coinvolte dalla riforma, sebbene non sia chiaro in quale modo, poiché la dizione delle disposizioni si presta a più interpretazioni.
La riforma è contenuta nel disegno di legge costituzionale A.C. 2613 («Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione»), approvato dal Senato, in prima lettura, l’8 agosto 2014, e attualmente all’esame della Camera. Tale atto, nella sua prima versione, fu presentato alle Camere nell’aprile 2014 dal Governo Renzi, ed ha subito varie modifiche durante il percorso di approvazione. Esso ha l’ambizioso scopo di riformare le disposizioni sulla ripartizione di competenze legislative, regolamentari e amministrative delle Regioni e di superare il sistema attuale di bicameralismo paritario, introducendo una Camera di rappresentanza delle autonomie. Il disegno di legge, inoltre, mira a sopprimere le Province e il CNEL dal testo costituzionale, al fine esplicitamente evidenziato di ridurre la spesa pubblica e di rendere più snello ed efficiente il procedimento legislativo che coinvolge le Regioni.