Abstract
Le emergenze (dal latino ex-mergere) fanno irruzione in quello che è il normale scorrere degli eventi poiché, manifestandosi in maniera improvvisa e catastrofica, impattano i sistemi in cui si verificano interrompendo irrimediabilmente l’ordine preesistente (Tagliapietra, 2016). Come sempre avviene nelle emergenze, le persone sono sì portate a occuparsi delle dimensioni materiali contingenti, si pensi per esempio alla ricostruzione post-sismica, ma devono anche fare i conti con tutte quelle ferite intangibili legate al trauma dell’esperienza. A tal proposito risultano essenziali interventi per la gestione delle emozioni, che se inespresse, rischiano di bloccare irrimediabilmente lo sviluppo e la progettualità esistenziale, portando gli individui – prendendo in prestito una metafora - a spezzarsi anziché flettersi come una canna di bambù (Garista, 2018). Ed è qui che entra in gioco la resilienza, intesa come un processo dinamico, che porta le persone a comprendere, affrontare e superare le prove della vita, uscendone rafforzate (Vaccarelli, 2016). Gli studiosi che se ne sono occupati hanno individuato sia fattori di rischio che fattori protettivi, evidenziando come questi ultimi assicurino alle vittime, anche in seguito a incidenti, lutti e gravi traumi, di ristabilire il proprio equilibrio, riorganizzando e ritrovando il senso della propria vita (Frankl, 2017). Fondamentali a tal proposito, sono sicuramente le componenti individuali e psicologiche come temperamento e attaccamento sicuro, ma ancora più determinanti si sono rivelati i contesti di vita in cui i soggetti sono inseriti e i significati culturali socialmente costruiti attribuiti all’esperienza (Cyrulnik, Malaguti, 2005; Ungar, 2012). In questa concezione sistemica, la resilienza dei singoli è strettamente dipendente dalle relazioni sociali. Per questo motivo fondamentale è l’aiuto e il supporto di altri significativi poiché, grazie alla relazione talvolta terapeutica, talvolta educativa, il soggetto possa (ri)costruire il proprio benessere continuando a crescere, ad apprendere e a migliorarsi (Annacontini, 2019; Garista, 2018).
Essendo la scuola un contesto chiave della vita dei bambini e delle bambine1, si comprende come insegnanti e educatori possano rivestire l’importante ruolo di tutori della loro resilienza (Cyrulnik, Malaguti, 2005). Con questo contributo si desidera illustrare un caso di intervento educativo realizzato durante l’emergenza pandemica nel 2020, approfondendo un percorso didattico, condotto da un’insegnante di scuola primaria con la propria classe, che ci permette di esemplificare concretamente come lavorare con la narrazione e diversi linguaggi espressivi.