Abstract
L’espressione più significativa dell’autonomia nella sua dimensione politica nonché finanziaria è costituita dall’autonomia tributaria, «intendendo quest’ultima come capacità di autodeterminazione delle entrate», ovvero nella sua accezione di competenza legislativa all’istituzione ed alla regolamentazione delle imposte. D’altro canto, è attraverso l’autonomia tributaria – e gli strumenti giuridici in cui questa trova declinazione – che si rende possibile perseguire se non la coincidenza, quantomeno la convergenza tra le due dimensioni dell’autonomia finanziaria (di spesa e di entrata). Questo assetto non ha tuttavia trovato un terreno particolarmente fertile nei sistemi federali europei, con l’eccezione della Svizzera.
Benché la potestà degli enti subnazionali di istituire tributi (propri) sia in linea teorica prevista in tutti gli ordinamenti composti europei, nei sistemi effettivamente vigenti si riscontrano piuttosto soluzioni istituzionali riconducibili al più al concetto di 'responsabilità fiscale al margine'.
Questo approccio dogmatico trova declinazione in sistemi di finanziamento sub-statale in cui si registra un tendenzialmente ampio divario fiscale verticale, ovvero una dissociazione tra potere di spesa e potere di entrata, poiché il reperimento delle risorse è in massima parte un compito che ricade nella sfera di azione del livello di governo centrale, mentre le responsabilità sul fronte della spesa sono fortemente decentrate.
Alla luce di tale impostazione dogmatica e della dissociazione tra teoria e pratica poco sopra illustrata, il presente capitolo - attraverso la comparazione dei vari sistemi federali europei - propone una (possibile ) tassonomia delle fonti di finanziamento del livello substatale ed analizza la categoria emegergente dei tributi ad imposizione condivisa alla luce di diversi modelli esistenti.