Abstract
La regione alpina si sta confrontando con un profondo cambiamento demografico che mette in questione i modelli di sviluppo socio-economico finora adottati. Vettori di questo cambiamento sono da un lato la tendenza all’invecchiamento della popolazione e dall’altro il fenomeno delle migrazioni.
Riguardo a queste ultime, il discorso pubblico è attualmente dominato da una semantica negativa, che collega in via quasi esclusiva le migrazioni alla problematicità legata all’accoglienza dei profughi.
Nel contesto del progetto PlurAlps, che verrà raccontato nelle prossime pagine, si ritiene invece importante ampliare il significato del termine “migrante” per considerare le persone si spostano internamente al paese o alla regione d’origine, in quanto nuovi arrivati per la comunità ospitante. Inoltre, PlurAlps considera migranti anche coloro che hanno risieduto in un paese straniero sia per meno che per più di un anno.
La cultura dell’accoglienza rappresenta l’attitudine all’apertura della comunità nei confronti della migrazione; è “un processo deliberatamente concepito che […] facilita l’apprendimento e lo scambio tra popoli diversi, modi di vivere diversi, e forme di organizzazione, rimuovendo le barriere all’accesso e meccanismi limitanti nelle organizzazioni” (Schröer 2007). Da questa prospettiva sulla migrazione emergono nuove opportunità di innovazione sociale nei comuni alpini.