Abstract
Il capitolo parte dall’analisi del concetto di ingiustizia epistemica e delle diverse forme che questa assume, ovvero le forme di ingiustizia che colpiscono le persone in quanto soggetti conoscitivi, limitando la loro capacità di partecipare alla produzione e trasmissione della conoscenza. L’autrice esplora il legame tra potere, conoscenza e oppressione, evidenziando come pregiudizi sociali e dinamiche di potere influenzino i processi cognitivi e comunicativi. Vengono illustrati brevemente i principali tipi di ingiustizie epistemiche che sono stati tratteggiati da autrici e autori che, prendendo spunto dalla riflessione avviata da Miranda Fricker sulle ingiustizie testimoniali ed ermeneutiche, hanno descritto i fenomeni epistemici di silenziamento, appropriazione, sfruttamento, sconfinamento e ingiustizia dialogica. Nel capitolo si sottolinea come tali ingiustizie generino danni sia individuali (perdita di autostima, esclusione, danni morali e psicologici) sia collettivi (impoverimento della conoscenza e rafforzamento delle disuguaglianze sociali). L’analisi si amplia quindi per guardare al rapporto tra ingiustizie epistemiche e ingiustizie strutturali, mostrando come stereotipi e pregiudizi radicati nella cultura dominante e sfruttati attraverso il potere simbolico perpetuino la marginalizzazione e la disuguaglianza di alcuni gruppi discriminati, anche attraverso meccanismi di ignoranza attiva come la “white ignorance”. La parte finale del capitolo approfondisce come le ingiustizie epistemiche siano strettamente connesse alle ingiustizie strutturali nella sfera pubblica contemporanea, caratterizzata da un elevato grado di disordine informativo.