Abstract
Le Regioni a Statuto speciale hanno avuto un ruolo di primo piano nella promozione e la tutela delle lingue diverse dall’italiano. È stato grazie alle numerose minoranze storiche ivi residenti che, in Italia, si è avviato il dibattito sulla protezione delle lingue aventi carattere minoritario. Questo sviluppo si deve soprattutto alle lingue parlate nell’arco alpino che, per la loro rilevanza a livello sia quantitativo sia qualitativo, sono state al centro di vari interventi normativi, prima a livello internazionale ed europeo, poi a livello interno. Le lingue parlate nei territori di confine - il francese, il tedesco e lo sloveno - sono idiomi di minoranza al di qua del confine; ma sono lingue nazionali al di là, in paesi come la Francia, l’Austria, la Germania e la Slovenia. Queste lingue hanno avuto fin dalla metà del secolo scorso una protezione particolare, o di tipo forte, probabilmente anche grazie alla loro forza culturale, che le dotava del potere intrinseco di imporsi in altri Stati, e al peso politico degli Stati di riferimento nel contesto internazionale. In taluni casi, questi Stati hanno assunto una vera e propria funzione tutrice nei confronti della propria lingua parlata da minoranze in uno Stato estero, e hanno inibito una politica di aperta discriminazione nei confronti della lingua.