Abstract
Italien ist heute einer der weltweit führenden Produzenten von Tomaten. Die Produktion umfasst etwa 13,6 Prozent der Weltproduktion und 49 Prozent der europäischen Tomatenproduktion. Trotz steigender Automatisierung und dem Einsatz von Maschinen auf den Feldern ist die italienische Landwirtschaft auf ausländische Erntearbeiter*innen angewiesen. In Süditalien arbeiten die Saisonarbeiter*innen für einen Stundenlohn, der zwischen drei und vier Euro liegt, leben in Ghettos am Rande der Städte, umgeben von den Feldern, auf denen sie in glühender Hitze Tomaten ernten. Nach Schätzungen der italienischen Organisation Placido Rizzotto, der Finanzpolizei und der parlamentarischen Antimafia-Organisation arbeiten ca. 430.000 Menschen unter irregulären Arbeitsbedingungen in der Landwirtschaft und 130.000 unter Bedingungen schwerer Ausbeutung. Der Beitrag basiert auf dem Projekt Funky Tomato, ein Kleinunternehmen, welches versucht, ein alternatives Tomatenproduktions- und Integrationsmodell zu entwickeln. Dieses Model basiert auf der Einbindung kleiner lokaler Akteur*innen und der Verbindung von landwirtschaftlicher Produktion, Verarbeitung und alternativer Vermarktung mit Bewusstseinsbildung, gewerkschaftlicher Arbeit und Kulturproduktion eine eigenständige solidarökonomische Alternative entstehen kann.
L’Italia attualmente è uno dei maggiori produttori di pomodori a livello globale, con una quota di mercato del 49% della produzione europea e del 13,6% di quella mondiale. Nonostante un’automazione crescente e l’utilizzo di macchinari nei campi, l’agricoltura italiana dipende dall’apporto di lavoratori stranieri nella fase del raccolto. Nel Meridione i lavoratori stagionali percepiscono una paga oraria di tre-quattro Euro, vivono ghettizzati ai bordi delle città, circondati da campi nei quali raccolgono pomodori sotto un sole impietoso. Secondo stime dell’Osservatorio Placido Rizzotto, della Guardia di Finanza e della Commissione Parlamentare Antimafia sono circa 430.000 le persone che lavorano in condizioni irregolari e 130.000 quelle che si trovano in situazioni di grave sfruttamento. Il contributo si basa sul progetto Funky Tomato, una piccola impresa che cerca di sviluppare un modello alternativo di produzione del pomodoro e d’integrazione dei lavoratori. Questo modello si basa sulla economia solidale e sviluppata grazie al coinvolgimento di piccoli imprenditori locali, mettendo in rete la produzione agricola, la lavorazione e la commercializzazione, con il supporto della sensibilizzazione, dell’impegno sindacale e della crescita culturale.