Abstract
"Se un’immagine vale mille parole, una metafora vale mille immagini". Questo aforisma dello scrittore Dan Pink (2006) racchiude il senso della domanda sopra. Le metafore sono maniglie in grado di aprire porte di significati (anche questa è a sua volta una metafora) e ci permettono di associare elementi geometrici come linee, punti e superfici a quantità e qualità, aiutandoci a comprendere meglio fatti e fenomeni che probabilmente ci sarebbero sfuggiti attraverso una comunicazione tradizionale (Risch 2008). Le visualizzazioni di dati sono quindi metafore visive che hanno un effetto attrattivo sui lettori, rendendo il nostro lavoro più accattivante, permettendogli di emergere dal mare magnum informativo in cui spesso si naviga e supportando infine i lettori nel ricordarsi sul lungo termine l’argomento trattato (Bateman et al. 2010). Se inoltre si considera che quasi il 50% del nostro cervello è coinvolto nell’elaborazione del segnale visivo, il 70% di tutti i nostri recettori sensoriali risiedano nei nostri occhi (Merieb e Hoehn 2007), e che siamo in grado di carpire il senso di una scena visiva in meno di 1/10 di secondo (Semetko e Scammell 2012), diventa chiaro come il nostro corpo favorisca l’apprendimento visivo.