Abstract
Al più tardi dal 2015, il lavoro sociale con persone rifugiate si è dovuto confrontare in misura sempre maggiore con dilemmi di natura etica sulle pratiche da seguire; questi dilemmi derivano da processi politici, economici e sociali che si sovrappongono. Tra di essi, ad esempio: il ricorso ad enti esterni come associazioni, ONG o aziende private per l’organizzazione, il coordinamento e lo svolgimento dei servizi sociali rivolti ai rifugiati; la sempre maggiore economizzazione dei servizi sociali, pratica politica e sociale assai diffusa; l’affermarsi di politiche ostili ai rifugiati in molti Paesi europei. In questa situazione è sempre più difficile garantire i principi fondamentali del lavoro sociale nella pratica quotidiana. Questo contributo discute da un lato le sfide che il lavoro sociale deve porsi in tema di rifugiati; dall’altro, fa un passo in avanti e discute i movimenti di solidarietà formati da e per i rifugiati in Italia e in Austria come possibilità di mobilitare e modellare la società “dal basso”. Le iniziative solidali “dal basso” rendono possibile un cambiamento di prospettiva: consentono di avere una visione della realtà sociale e indicano come la crisi dei rifugiati possa essere intesa come un momento in cui possono sorgere nuove idee e un nuovo immaginario per sperimentare approcci alternativi a società più inclusive.