Abstract
Il libro analizza le opere di William Kentridge focalizzandosi sui media e sulle tecnologie utilizzate: il risultato è una riflessione teorica sui linguaggi dell'arte che riconsidera il legame implicito tra la struttura della tecnologia e le potenzialità di senso in essa radicate. Le tecnologie pre-cinematografiche dello zootropio e del fenachistiscopio, le macchine anamorfiche, le forme di manipolazione della direzione e della velocità della pellicola cinematografica, il teatro delle ombre, la scatola nera e l'inversione della pellicola positivo<>negativo, la videoinstallazione multipla, sono tutti dispositivi che da una parte rimandano al passato della storia del cinema, dall'altra invitano a trovare un senso proprio nella loro struttura materiale. Il recupero di media arcaici funziona da agente di deviazione che esplora le virtualità insite nella tecnologia al momento della sua origine.