Abstract
Si comincia con uno smarcamento: facendo dire a Heidegger che non si tratterà dell’ennesimo libro ‘su’ Heidegger. Il depistaggio prosegue ponendo la più elementare delle domande: che cosa significa parlare di qualcosa che è stato? Molto semplicemente: che noi agiamo sul passato e esso agisce su di noi. La storia della filosofia esiste in questa paradossale circolarità. Che subito dopo, attraversando l’interpretazione heideggeriana dell’Antigone, viene ritrovata anche nella struttura dell’accadere dell’ente: la circolare, in sé violenta, convergenza di divergenti e divergenza di convergenti, che viene chiamata: il Concomitante. È questo il vero oggetto dell’indagine, che analizza la struttura del Concomitante ritrovandola trasversalmente non solo nel modo in cui ogni determinatezza viene ad essere, ma anche nella dimensione generale in cui si avvicendano le epoche della storia del mondo. Storia della filosofia, ontologia fondamentale e filosofia della storia ritrovano quindi nel Concomitante uno stesso principio genetico universale, il cui funzionamento si differenzia in modo essenziale da quello della sintesi dialettica. Ma l’azione del Concomitante dilaga in ogni ambito. Si alternano ispirati intermezzi, spesso ironici e talora perfino allucinati: affondi al vetriolo contro la cultura mainstream e la sua retorica dell’indignazione, un tentativo di fondazione teorica dello statuto dell’installazione artistica, la messa in evidenza dei presupposti speculativi dell’informatica e dell’Intelligenza Artificiale. Il tutto nella cornice del rapporto tra tecnica e violenza, rivendicato in modo estremo e sconcertante, fino a diagnosticare, quale malattia metafisica dell’Occidente atlantico in declino, la più mortificante – ma non perciò meno caricaturale – volontà di impotenza.