Abstract
Nel testo evoco la Legge dei tempi di Gesù (la Torah ebraica) che metto a confronto coi dettami della legge creata dagli uomini. E auspico una via per praticare una giustizia più misericordiosa, rispettosa dell’uomo e della sua dignità che poi è quella che conduce agli scritti evangelici, al lascito di quell’Uomo che si sottopose al tribunale degli uomini, solo per salvarli. Quindi tratteggio un percorso per uscire dalle strettoie di un mondo che considera la legge formale il fine ultimo di tutto, forse anche popolato da troppi professionisti della legge, che non riescono a vedere l’uomo dietro la regola. Sono i “nuovi farisei”, quelli che “sfruttano le formalità per difendere i propri clienti contro ogni evidenza”. Questa giustizia umana è priva della misericordia divina, e spesso non è neppure giusta, visto che vorrebbe garantire l’imparzialità, ma finisce per consentire al forte di soverchiare il deboli”. Per questo ritengo che, almeno per i credenti,bisogna ripartire dal Vangelo, da utilizzare “come criterio ultimo per regolare i rapporti, le leggi civili per la pacifica coesistenza degli esseri umani e verso l’amministrazione della giustizia che, se sono basati su un autentico amore reciproco e rispetto della libertà di ciascuno, potrebbero fondare rapporti fraterni tra consociati e contraenti”. Sull'esempio di Gesù, vero mediatore.