Abstract
Studi in diverse lingue hanno mostrato che il parlato naturale è costellato di elementi,
come pause, vocalizzazioni non verbali (come ehm, eeh), allungamenti
segmentali, ripetizioni, auto-correzioni, che sembrano alterare l’ideale flusso del
parlato e sono per questo generalmente riconosciuti come “disfluenze”, ma in effetti
la loro presenza è normale e regolare, tanto da non poterli considerare come
errori di produzione completamente occasionali e idiosincratici, bensì come componenti
funzionali del sistema comunicativo umano. Infatti, si tratta di strumenti
di cui i parlanti possono servirsi per controllare la qualità del discorso o prendere
tempo per la sua pianificazione e produzione; allo stesso tempo sono utili anche
agli ascoltatori in quanto forniscono tempo aggiuntivo e informazioni rilevanti
per l’elaborazione e interpretazione del messaggio. Tuttavia, tali strumenti costituiscono
un insieme eterogeneo di fenomeni dai confini sfuggenti e difficili da inquadrare
in maniera unitaria, coerente e sistematica. Inoltre, mentre negli ultimi
decenni una crescente attenzione è stata rivolta alla produzione di questi fenomeni
in diverse lingue e stili di parlato, sono ancora pochi gli studi in percezione e,
in particolare, quelli riguardanti il parlato italiano. In questo contesto si inserisce
il lavoro presentato in questo volume proponendo studi sperimentali, in produzione
e in percezione, volti a indagare e delineare il valore comunicativo di pause,
riempitivi e prolungamenti nel parlato italiano. Il lavoro dimostra inoltre come i
moderni sistemi neurali di sintesi vocale possano costituire un valido strumento
per la ricerca fonetica e, al contempo, evidenzia l’importanza di integrare modelli linguistici
per incrementare la naturalezza percettiva