Abstract
È importante osservare e capire invece di distogliere lo sguardo, ascoltare invece di far finta di niente, intervenire invece di ignorare». È stato questo il messaggio che lo scorso fine settimana è emerso con chiarezza durante il conferimento del Premio per i diritti umani assegnato dal Land della Carinzia a tre donne che, nel loro lavoro di ricerca, si occupano di violenza sui bambini e i giovani e di violenza in famiglia. Una di queste insegna e fa ricerca alla Facoltà di Scienze della Formazione unibz.
Oltre a Tanja Prusnik e Ina Loitzl, il governatore provinciale della Carinzia, Peter Kaiser, ha infatti premiato la sociologa Ulrike Loch per il suo progetto di ricerca „Gewalt an Kärntner Kindern und Jugendlichen in Institutionen“ („Violenza istituzionale contro i bambini e i giovani carinziani”, ndt.). La docente, che nel 2018 è approdata in unibz dalla Alpen-Adria-Universität di Klagenfurt, si occupa da decenni di stigmatizzazione sistematica, patologizzazione e abuso sessuale di bambini e adolescenti nel dipartimento di “Pedagogia curativa” (Heilpedagogik), dell’ospedale regionale di Klagenfurt e del centro giovanile di Rosental.