Abstract
Il nostro tempo sta attraversando una crisi profonda e diffusa del discorso educativo e nello specifico della scuola. Sono in aumento i casi di studenti che affrontano con fatica il loro iter scolastico, attraversando fasi difficili, in cui spesso si trovano a studiare materie per così dire “calate dall’alto”, dai contenuti troppo distanti dal loro mondo, di fronte alle quali si sentono perciò sempre meno adeguati, ma anche sempre meno motivati; ne conseguono inevitabili insuccessi, con altrettanto calo dell’autostima, fino a giungere nei casi più gravi, all’abbandono scolastico.
Lo stesso malessere è avvertito anche dagli insegnanti: non sono preparati ad adattarsi alle nuove situazioni e, se da un lato i ragazzi cambiano con ritmi vertiginosi nel loro modus operandi e nella loro emotività, i cambiamenti dei docenti richiedono tempi di realizzazione molto più lunghi.
Siamo di fronte all´impasse educativa, nel quale la scuola rischia di perdere il primato di luogo di formazione degli individui, la stessa oramai impartita attraverso internet e media.
La nostra scuola è delusa, afflitta, depressa, non è riconosciuta, è colpevolizzata, ignorata, non rispettata. E´ una scuola smarrita. Ogni qualvolta l´insegnante entri in una classe deve fare i conti con la propria solitudine e lo sforzo continuo verso la conquista di un silenzio che lascia spesso spazio ad una parola vuota e priva di passionalità. Lo stile dunque assume un´ importanza fondamentale. Lo stile non è né metodo né tecnica. E´ la qualità del contatto che l´insegnante sa stabilire con ciò che insegna a partire dalla singolarità della sua esistenza e del suo desiderio del sapere. La tesi principale di questa ricerca è che la scuola può essere salvata dalla funzione insostituibile dell´insegnante. Questa funzione è quella di aprire il soggetto non solo alla cultura ma all´esperienza per una “umanizzazione della vita”.
Se tutto conduce i giovani verso il ritiro autistico, verso la coltivazione di mondi tecnologici, isolati, asettici, la scuola è ancora ciò che salvaguarda l´uomo, l´incontro, le relazioni, gli scambi, le amicizie e le scoperte intellettuali. In questo senso la scuola dell´obbligo è un luogo, oggi sempre più decisivo, di vera prevenzione primaria, ove si coltiva il gioco, la cultura, la scrittura, la lettura, la relazione, il desiderio e l´amore.
Il maestro accompagna i suoi allievi in un sentiero tutt´altro che tracciato, ma a partire dalle proprie radici, educa e quindi spinge verso la possibilità di fare esperienza dell´esplorazione di nuovi mondi. Significa adombrare e illuminare, nascondere e svelare, rapire e salvare sottrarre e proteggere, ma anche distogliere, decentrare, dislocare. Il gesto educativo è il gesto di chi conduce nella radura, alla scoperta di nuovi mondi.
Gli attuali sistemi educativi non preparano i bambini e le bambine all´ “umanizzazione della vita” per questo un cambiamento radicale dell´educazione è diventato improrogabile. Una educazione che prepari i bambini sì ad apprendere, ma anche e soprattutto a relazionarsi bene con sé stessi e con gli altri, ad essere creativi, flessibili e aperti e a praticare l´empatia.
In questo senso vi è la necessità di una nuova pedagogia del confronto, che parta dalle emozioni e dalla consapevolezza sia dell´insegnante sia dei bambini e dei ragazzi.
La Pedagogia della Gestalt rappresenta dunque un valido contributo per definire nuove prospettive di fare scuola. Una pedagogia olistica che permetta al processo di insegnamento/apprendimento di coinvolgere la mente, il cuore, il corpo e lo spirito all´interno di un reciproco continuum di consapevolezza nel qui ed ora in un circuito di contatto con me stesso, con l´altro e con i contenuti dell´apprendimento.
L´obiettivo di questa ricerca è di rilevare componenti gestaltiche nelle uniche tre scuole del territorio austriaco e tedesco che introducano la Gestalt nel curricolo scolastico, per riorganizzare e strutturare pratiche metodologiche e didattiche fruibili nell´ora di lezione all´interno del contesto italiano.